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Bartolomeo della Scala
“Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello (Dante Alighieri; “Paradiso”, XVII, v. 70)
Primogenito di Alberto I della Scala, Bartolomeo nacque nel 1270 e assunse il ruolo di Capitano della città all’età di 20 anni. Il giovane veronese ebbe modo di mettere in mostra le proprie considerevoli doti di combattente in due campagne, volte a mantenere le alleanze e il predominio Scaligero nei territori di confine. A nord sedò con decisione la rivolta della famiglia Castelbarco fomentata dal nemico vescovato di Trento, mantenendo il controllo del territorio strategico tra Rovereto e Riva del Garda. A sud occupò invece la vicina Mantova, del quale il padre fu podestà tra il 1272 e il 1277, consolidando l’importante alleanza con la città virgiliana. Il 3 settembre del 1301, alla morte del padre, Bartolomeo della Scala divenne Signore di Verona ed ereditò assieme alla città anche l’onere di dover badare ai due fratelli minori: Alboino, che gli succederà alla morte appena tre anni dopo, e Francesco, destinato in seguito a diventare il Cangrande. Del suo breve periodo alla guida della città troviamo testimonianza tra i versi della Divina Commedia di Dante. Il “Gran Lombardo” citato nel Paradiso viene spesso identificato erroneamente in Cangrande, senza considerare che Dante era già stato a Verona nei primi anni del 1300, proprio alla corte di Bartolomeo. Nella Verona di Bartolomeo viene temporalmente collocata anche la tragedia di “Giulietta e Romeo”, raccontata da Shakespeare quasi tre secoli dopo. A rafforzare la tesi che non si tratti solo di leggenda troviamo infatti altri versi del poeta Dante, che nel “Purgatorio” accenna a una non ben definita tristezza che attanaglierebbe le famiglie “Montecchi e Cappelletti”. Bartolomeo ebbe due figli: Franceschino e Bailardino, quest’ultimo illegittimo. Tuttavia, per mantenere la linea di sangue e rafforzare la posizione dell’ancora giovane famiglia della Scala, alla sua morte avvenuta il 7 marzo 1304 la città venne affidata al fratello Alboino. FONTI:
Ricerca a cura di Andrea Perazzani
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