Ordine delle Lame Scaligere
Sala d'Arme di Scherma Storica Medievale

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C’è mondo fuor delle mura di Verona

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Locandina

Produzione ed Organizzazione: Ordine delle Lame Scaligere
Regia e Drammaturgia: Gloriana Ferlini
Scene, costumi e consulenza storica: Gaetano Miglioranzi
Consulenza Sinologica: Marco Perusi
Sarta: Lara Perbellini
Luci: Amleto Diliberto

Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con
l'Assessorato alla Cultura del Comune di Verona

 

E’ notorio che Cangrande della Scala, come prima suo zio Mastino, acquistò quel nome “Cane” grazie alla notorietà di Kublai Khan e del Gran Khan, potentissimi signori del lontano, estremo oriente. E’ notorio che ciò avvenne grazie alla diffusione del “Milione” che Marco Polo dettò al novelliere Rustichello da Pisa suo compagno di carcere a Genova e personaggio del destino ignoto. E’ pure notorio che Cangrande della scala aperse la propria casa a poeti e artisti, tra cui il sommo Dante, e fondò un’Università di corte dove insegnavano i maggiori letterati dell’epoca.

E se Rustichello da Pisa, illuminato dai racconti di Marco Polo, avesse smesso di scrivere novelle cortesi e praticato le filosofie orientali, fosse divenuto un vero saggio, dove, se non presso Cangrande, il Kublai Khan di Verona, avrebbe potuto essere accolto, tenuto in gran rispetto e divenire insegnante?
Anche Cangrande ne fu allievo? E’ questo il segreto della statua equestre di Cangrande che sorride del sorriso sereno dei saggi orientali?

Lo spettacolo "C'E' MONDO FUOR DELLE MURA DI VERONA", pur rispettando le cronache storiche, si balocca di fronte a questa ipotesi gentile, e da lì prende le mosse per raccontare le avventure di Cangrande della Scala, Signore di Verona.
Ne fa un personaggio leggendario ed esemplare, affidandone la favola, destinata ad ascoltatori dall'animo bambino, alla narrazione di Rustichello da Pisa, plausibile anziano maestro daoista dal ventaglio ricco di originali metafore cinesi, semplice e distaccato, pacato e ironico, ma anche disciplinato e severo.

Lo schema narrativo si avvale delle suggestioni tratte dalle otto "case" del libro sapienziale cinese de "I Ching" e la scenografia si smonta e ricompone in un eterno divenire durante gli otto quadri di cui è costruito lo spettacolo.

 

Per contatti o ulteriori informazioni: teatro@lamescaligere.it

 

trailer dello spettacolo

 

 

Personaggi ed interpreti

CangrandeCangrande I della Scala (Yuri Castorani): Can Francesco della Scala detto Cangrande fu il terzo figlio di Alberto I della Scala, ed è il componente più conosciuto e celebrato della famiglia scaligera, di cui consolidò il potere.

Nato il 9 marzo del 1291, Can Francesco rivelò fin da bambino indole ardita ed inclinazione alle armi. Venne insignito dal padre Alberto del titolo di cavaliere in tenerissima età insieme al fratello Bartolomeo durante la festa di San Martino nel novembre 1294, per festeggiare la vittoria contro Azzo VIII d'Este e Francesco I d'Este.  Egli governò Verona dal 1308 al 1311 insieme al fratello maggiore Alboino e da solo dal 1311.

Grazie alle sue conquiste divenne guida della fazione ghibellina dell'alta Italia, ma non fu solo un abile conquistatore, ma anche uno scaltro politico, un oratore persuasivo, un accorto amministratore e un generoso mecenate.

Fu un noto patrono delle arti e dell'apprendimento in generale: poeti, pittori, storici e grammatici tutti hanno trovato un buona accoglienza a Verona durante il suo regno, e il suo interesse personale per l'eloquenza e il dibattito si riflette dalla sua aggiunta di una cattedra di retorica alle sei cattedre già previste dagli statuti veronesi. Testimonianze della benevolenza che egli riservava ad artisti e poeti si possono ritrovare negli “Elogia virorum bellica virtute illustrium” di Paolo Giovio il quale richiama il significato di Cane con cui “Tartarorum lingua imperator exprimitur” e ci racconta che “Oltre l’armonia della musica piacevoli ancora giocolatori, e dolci e non goffi buffoni scambiandosi a vicenda, visitavano quelli alloggiamenti”. A Can Grande ed all’ambiente liberale del Palazzo fa riferimento ancora Boccaccio nella settima novella della prima giornata del “Decameron” e Gidino da Sommacampagna nelle sue “Ballata minima” e “Ballata comune minore.   Tra gli artisti che hanno beneficiato della corte Scaligera ricordiamo Petrarca, Immanuel Romano, Guglielmo da Pastrengo e Rinaldo Cavalchino. Il suo patrocinio del poeta Dante Alighieri è senza dubbio la sua principale fonte di fama: noti sono i versi dedicati a Can Grande  nel canto XVII del Paradiso. Dante fu ospite a Verona tra il 1312 e il 1318, ma ebbe frequenti contatti con lo scaligero anche successivamente per via dell'amicizia che si era instaurata tra i due.

Can Francesco morì nel 1329 a pochi giorni dalla conquista di Treviso. Fino a pochi anni fa si è sempre pensato che la causa della morte potesse essere un malore, ma nel 2004 è stato possibile riesumare lo Scaligero facendo una eccezionale scoperta: il corpo si era mummificato naturalmente e quindi perfettamente conservato. Da successivi esami  emerse che Can Grande della Scala morì per avvelenamento da digitale, pianta utilizzata come medicinale già nel Trecento.

Alboino (Andrea Mascanzoni), Ziliberto (Thomas Donati) e Francesco (Fabio Polati) della Scala: Figli illegittimi di Can Grande. Secondo il Castagnetti ne “Gli Scaligeri 1277-1387”, Can Grande ebbe quattro figli maschi (Bartolomeo, Ziliberto, Alboino e Francesco) e quattro femmine (Margherita, Franceschina, Lucia Gagnola e Giustina). Il Cipolla invece ne “La storia politica di Verona” riporta, come figli di Can Francesco, Cangrande II, Cansignorio e Paolo Alboino che il Castagnetti attribuisce a Mastino II. La documentazione sopravvissuta fino a noi è effettivamente esigua e spesso contraddittoria, ed è difficile ricostruire con sufficiente certezza l’albero genealogico dei della Scala. Gli storici sono tuttavia concordi nell’affermare che Can Grande ebbe solo prole illegittima e che Giovanna d’Antiochia, sua moglie, non riuscì a dargli alcun figlio.

Rustichello da Pisa (Marco Perusi): Rustichello, dopo aver appreso la lingua francese a Pisa ed averne probabilmente perfezionato la conoscenza durante soggiorni in Inghilterra o in Terra Santa, scrisse una compilazione in prosa di romanzi arturiani preesistenti (Tristano in prosa e Lancelot-Graal). La fonte fu probabilmente un "libro" di Edoardo I d'Inghilterra, che lo avrebbe consegnato al pisano durante il suo passaggio dall'Inghilterra alla Terra Santa per partecipare alla Crociata di Luigi IX il Santo. Scrisse poi in lingua d’oïl il Livre de roy Meliadus (Libro del re Meliadus), fortunato rimaneggiamento di un libro francese di avventure cavalleresche che attinge a piene mani alla tradizione del Ciclo arturiano.

Rustichello, prigioniero a Genova, probabilmente in seguito agli eventi successivi alla Battaglia della Meloria del 1284, conobbe Marco Polo, anch'egli prigioniero, forse nel 1298, in seguito alla sconfitta veneziana di Curzola. Durante la prigionia Marco Polo dettò a Rustichello le memorie dei propri viaggi, trascritte in lingua d'oil ne Le Divisament dou monde (Descrizione del mondo), meglio conosciuto col titolo di Il Milione.

Alberto della ScalaAlberto I della Scala (Gianmarco Ferrioli): Alberto della Scala fu signore di Verona dal 1277 fino alla sua morte, anche se già precedentemente fu fidato consigliere del fratello maggiore Mastino I, da cui ereditò il potere.

Alberto fu podestà di Mantova dal 1272 al 1277. Venuto a sapere della morte del fratello Mastino, tornò subito a Verona e il giorno dopo si fece eleggere Capitano del popolo a vita da un'assemblea convocata in Piazza Grande. Quel giorno (27 ottobre 1277) nasceva ufficialmente la Signoria Scaligera, il cui potere non era più elettivo e temporaneo, ma ereditario e a vita. Avuto dai Veronesi un potere pressocché assoluto, Alberto punì con la morte o con l'esilio tutti coloro che avevano assassinato il fratello ed incamerò i loro beni nella "Fattoria Scaligera" che amministrava le sostanze della famiglia della Scala. Gli Scaligeri infatti all'inizio non erano ricchissimi, così Alberto pensò di accrescere le sue finanze acquisendo in vari modi i beni delle ricche chiese e abbazie di Verona.

L'inizio del dominio di Alberto fu contrassegnato da una violenta repressione degli eretici (il 13 febbraio 1278 ne furono mandati al rogo, in Arena, ben 166). Alberto stabilì nuove leggi (tutte naturalmente a suo favore) e organizzò magnifici banchetti ai quali partecipava tutto il popolo, ma soprattutto amici e sostenitori cui egli faceva ricchi regali. Ad Alberto stava a cuore la pace, avendo egli capito che accostarsi ad una guerra significava dover distogliere i cittadini dalle attività produttive e commerciali. Per questo egli fece costruire la Corte delle Sgarzerie (centro della produzione e del commercio della lana) e la Domus Mercatorum (sede delle associazioni di mestiere).

Il principale merito della politica di Alberto fu la pace interna ed esterna, e così nel 1290, grazie alla sua influenza, fece eleggere come capitano il figlio Bartolomeo, consolidando così il potere della famiglia scaligera, e preparando la successione del figlio primogenito. Grazie al potere la ricchezza privata degli scaligeri aumentò considerevolmente, mentre il popolo, ormai suddito, era generalmente soddisfatto della sua situazione.

Verde da Salizzole (Claudia Giagnoni): Donna Verde della famiglia dei Salizzoli, fu moglie di Alberto I della Scala e madre di Cangrande. Verde da Salizzole, prima di dare alla luce il suo terzo figlio, sognò che da lei nasceva un cane che dei suoi latrati riempiva la terra; perciò Francesco fu chiamato Cane, dissero i letterati del suo tempo.

Marco PoloMarco Polo (Ivan Perusi): «… né cristiano né pagano, saracino o tartero, né niuno huomo di niuna generazione non vide né cercò tante meravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo»: così viene descritto da Rustichello da Pisa nel Milione, Marco Polo.

Marco Polo nasce nel 1254 a Venezia da una famiglia patrizia di facoltosi mercanti. Più o meno in quegli anni il padre Niccolò e lo zio Matteo partono per un viaggio commerciale in Oriente; si stabiliscono, dapprima, nella capitale dell’Impero latino, Costantinopoli, poi a Soldaia, in Crimea, dove intorno al 1280 Marco il Vecchio (il fratello maggiore), in società con Matteo e Niccolò, fonderà una compagnia di affari.

Nel loro viaggio, i fratelli Polo si spingono fino alla corte del grande Kublai Khan, il conquistatore e unificatore della Cina, il più illustre discendente del Gensis Khan; e durante questo loro primo soggiorno ottengono importanti privilegi e probabilmente anche la dignità nobiliare mongola.

Nel 1269, quando il padre e lo zio fanno ritorno a Venezia, Marco ha quindici anni, e poco più tardi, parte insieme con loro per la Cina, dove rimarrà per circa venticinque anni.

Dopo aver lasciato, nel novembre di quello stesso anno, San Giovanni d’Acri, verso il maggio 1275, i Polo giungono alla corte di Kublai Khan. Qui Marco, dopo aver assolto l’incarico, affidatogli dall’imperatore, di ispezionare le regioni al confine del Tibet e lo Yün-nan, viene elevato alla dignità di “messere” — titolo che lo lega direttamente alla figura del sovrano, di cui diviene informatore ed ambasciatore personale presso tutti i popoli dell’impero.

Durante tutta la sua permanenza presso la corte mongolica, per conto del Gran Khan, Marco svolgerà attività amministrative, lunghe e delicate ambascerie e incarichi diplomatici di prestigio, compiendo a tal fine diversi viaggi. Tra i tanti incarichi affidatigli, va segnalata la nomina, nel 1278, a governatore di Hang-chou, già capitale, sotto la dinastia dei Sung, del reame dei Mangi.

Nel 1292 i Polo salpano dal porto di Zaitun ed iniziano per mare il viaggio di ritorno in patria che si concluderà nel 1295. In quello stesso anno, poco dopo, in una delle tante battaglie navali che a quel tempo avvenivano tra veneziani e genovesi nel Mediterraneo orientale e nei mari italiani, Marco cade prigioniero dei genovesi. E fra il 1298 e 1299, proprio nelle carceri di Genova, detta al compagno di prigionia, Rustichello da Pisa, il suo resoconto di viaggio Le Divisament du Monde. Scritto nella redazione originale in franco-italiano, il libro sarà ben presto noto con il titolo di Milione.

Ratificata la pace tra veneziani e genovesi, il primo luglio 1299, Marco torna libero e fa ritorno a Venezia, dove sposa Donata, da cui ha tre figlie.

Fino alla morte, il viaggiatore veneziano si occuperà con lo zio Matteo di affari e commercio, oltre che soprattutto della diffusione del suo libro. Sappiamo che nell’agosto del 1307 consegna una copia del Milione a Thibault de Cepoy, affinché la recapiti a Carlo di Valois, fratello del re di Francia Filippo il Bello. Oltre a Carlo di Valois, se ne procurano copie l’infante di Portogallo don Pedro e numerosi nobili e principi. Il libro, ben presto volgarizzato, circolerà in versioni toscane più o meno fedeli, e riscuoterà, fin dai primi del Trecento, un notevole successo.

Prete Gianni (Stefano Venco): Il Prete Gianni è un personaggio leggendario molto popolare in epoca medievale, tanto che, secondo i poemi del ciclo bretone, il Santo Graal sarebbe stato trasportato proprio nel suo regno. Ludovico Ariosto ne fa uno dei personaggi del suo Orlando furioso, quel re d'Etiopia, di nome Senapo, che Astolfo libera da una maledizione divina che lo costringeva a soffrire la fame per l'eternità.

La prima notizia su Prete Gianni giunse in Occidente nel 1165, quando l'imperatore bizantino Manuele I Comneno ricevette una strana lettera, da lui girata al papa Alessandro III e a Federico Barbarossa; il mittente della missiva si qualificava come «Giovanni, Presbitero, grazie all'Onnipotenza di Dio, Re dei Re e Sovrano dei sovrani».

La lettera, con linguaggio ampolloso, descriveva il regno di questo prete e re dell'estremo oriente, titolare di domini immensi che, definendosi «signore delle tre Indie», diceva di vivere in un immenso palazzo fatto di gemme, cementate con l'oro, e aveva non meno di diecimila invitati alla propria mensa. Sette re, sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti gli facevano da camerieri. Tra i suoi sudditi non annoverava solo uomini, ma anche folletti, nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, esseri cinocefali, blemmi (creature acefale con il viso sul petto), esseri con un unico e gigantesco piede, che si muovevano strisciando sulla schiena, facendosi ombra del loro stesso piede (abitudine, quest'ultima, da cui deriva il nome di sciapodi), etc. I suoi domini racchiudevano tutto il campionario di esseri favolosi di cui hanno parlato le letterature e le leggende medioevali.

I due imperatori non diedero peso più di tanto a quel fantasioso testo. Il papa, per puro scrupolo (se davvero in Oriente c'era un re cristiano, per giunta prete, rispondere era un dovere), mandò una lettera composta esattamente da mille parole, in cui lo informava che, una volta giunte notizie più precise, avrebbe inviato presso di lui il vescovo Filippo da Venezia, nella duplice veste di ambasciatore e missionario, per istruire il Prete Gianni nella dottrina cristiana. È da notare che il mitico personaggio si era definito seguace del Nestorianesimo, condannato come eresia dal concilio di Efeso, secondo la quale le due nature di Gesù erano rigidamente separate, e unite solo in modo morale, ma non sostanziale. La corrispondenza si concluse così.

Ne il Milione di Marco Polo, il Prete Gianni è descritto come un grande imperatore, signore di un immenso dominio esteso dalle giungle indiane ai ghiacci dell'estremo nord. I Tartari erano suoi sudditi, gli pagavano tasse ed erano l'avanguardia delle sue truppe. Questo fino al giorno in cui non elessero Gengis Khan loro sovrano. Quest'ultimo, come riconoscimento della propria indipendenza, chiese in moglie una figlia del Prete Gianni. Avutone un rifiuto, gli mosse guerra. Una serie di eventi sensazionali accompagnarono la campagna militare che si chiuse con la vittoria tartara.

Dato che l'India, nel tardo medioevo, si presentava agli occhi occidentali come un paese dai contorni confusi , gli Europei, che avevano inutilmente cercato il Prete Gianni in Asia, si rivolsero all'Etiopia, una delle tre Indie nella terminologia dell'epoca. Marco Polo aveva trattato dell'Etiopia come una magnifica terra cristiana, e i rapporti tra Etiopia ed Arabia erano reali.. Nel 1306 trenta ambasciatori dell'imperatore Wedem Arad giunsero in Europa, e riportarono che il loro patriarca si chiamava Yohannis, comune nome copto. Circa nel 1329, il missionario domenicano Jordanus, nel suo Mirabilia Descripta, tratta della "terza India" come landa del Prete Gianni, nome che - egli dice - gli occidentali han dato Re di quella regione.

DanteDante Alighieri (Filippo Mantelli): Dante Alighieri fu un poeta, scrittore e politico fiorentino. Considerato il padre della lingua italiana, è l'autore della celebre Divina Commedia.

Nato da una famiglia guelfa di Firenze, di piccola nobiltà ebbe come suo primo e più importante maestro di arte e di vita è Brunetto Latini. Dante cresce in un ambiente "cortese" ed elegante, impara da solo l’arte della poesia e stringe amicizia con alcuni dei poeti più importanti della scuola stilnovistica: Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia, condividendo con loro un ideale di cultura aristocratica e di poesia raffinata.

La sua carriera politica raggiunge l’apice nel 1300 quando Dante, guelfo di parte bianca, viene eletto priore (la carica più importante del comune fiorentino): il poeta è un politico moderato, tuttavia convinto sostenitore dell’autonomia della città di Firenze, che deve essere libera dalle ingerenze del potere del Papa. L’anno successivo, il papa Bonifacio VIII decide di inviare a Firenze Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con l’intenzione nascosta di eliminare i guelfi bianchi dalla scena politica; Dante e altri due ambasciatori si recano dal Papa per convincerlo a evitare l’intervento francese, ma è ormai troppo tardi ! Dante è già partito da Firenze quando Carlo di Valois entra nella città e sostiene il potere dei guelfi neri: il poeta non ritornerà mai più nella sua città natale, è condannato ingiustamente all’esilio.

Per Dante l’esilio rappresenta un momento di sofferenza e di dolore e al tempo stesso uno stimolo per la sua produzione letteraria e poetica: lontano da Firenze può vedere in modo più nitido la corruzione, l’egoismo, l’odio che governano la vita politica, civile e morale dei suoi contemporanei. La denuncia e il tentativo di indirizzare di nuovo l’uomo verso la retta via sono per lui l’ispirazione di una nuova poesia che prende forma nella Divina Commedia.

Negli anni dell’esilio, Dante viaggia per l’Italia centrale e settentrionale, chiede ospitalità alle varie corti fra le quali quella di Can Grande della Scala, a Verona, divenendone amico ed ammiratore: a conferma di ciò Dante scrive numerose lodi su di lui, in particolare nel canto XVII del Paradiso della Divina Commedia, dal verso 69 al 92. Questi in qualche misura riflettono la fama di Cangrande ai suoi tempi, quando, come osservò Dante, le sue magnificenze conosciute saranno ancora, sì che ' suoi nemici non ne potran tener le lingue mute.

Manoello Giudeo (Martin Menichelli): Immanuel Romano, noto anche come Manoello Giudeo, è stato un poeta italiano e un uomo di cultura di religione ebraica, le cui composizioni sono state scritte in lingua ebraica, in latino e in volgare.
Ricevette una buona educazione umanistica e visse soprattutto della sua attività di precettore svolta presso ricche famiglie di religione israelita dell'Italia centrale e di Verona, dove entrò a far parte della cerchia di Cangrande della Scala dopo il 1312.

Scrisse poesie d'amore, satiriche e di vario genere che assieme ad alcuni scritti di prosa riunì nell'opera in ebraico Mahbārōt, costituita 28 componimenti misti di prosa e versi i cui metri sono quelli della poesia volgare del XIV secolo, utilizzati per es. dai poeti del Dolce Stil Novo. L'ultima mahbārōt contiene anche una descrizione degli inferi a imitazione della Divina Commedia edesercitò il suo talento anche in componimenti in volgare, come Lettore attento ed entusiasta della Commedia di Dante, in un sonetto indirizzato a Bosone da Gubbio commemorò la morte del grande poeta. Alla confluenza tra gli influssi culturali giudaici e occidentali, introdusse il sonetto nella poesia ebraica.

Compose in italiano quattro sonetti di gusto realistico e la frottola Bisbidis (testo polimetrico di tipo popolaresco), in cui si celebra la corte scaligera: quest'ultima è un caleidoscopio di persone che passano veloci sulla scena, imitando anche suoni e rumori con squillanti onomatopee: l' allegro ambiente rappresentato con vivacità è quello della corte, naturalmente ghibellina, e molto internazionale, di Cangrande della Scala.

Gengis Khan (Fabio Scolari): Gengis Khan nacque nel 1162 e fu chiamato Temujin (fabbro ferraio) recuperando il nome del nemico tartaro che il padre aveva appena ucciso.
Le tradizioni narrano che il piccolo Temujin sia nato stringendo nel palmo della mano un grumo di sangue, quasi a presagire le future sanguinose battaglie.
Dopo che suo padre fu avvelenato dai tartari nel 1171, Temujin a soli 9 anni dovette occuparsi della sua famiglia. Raccolse intorno a se una folta schiera di fidati seguaci con in mente un unico pensiero, la vendetta.
Sposò la figlia di Toghrul, Khan della tribù turco-mongola dei Kerait di cui divenne vassallo e per il quale assunse la guida dell'esercito, sottomettendo numerose tribù. Liberatosi dalla dipendenza verso Toghrul, nel 1203 divenne signore dei Kerait e l'anno dopo sconfisse i tartari Naimani.

Nel 1206 fu così proclamato Gengis Khan (Sovrano universale) quando proclamò anche la nascita dell'impero mongolo.
Nel 1211 avviò quindi la realizzazione del grande progetto di conquista della Cina.
Il grande condottiero si rese conto che le attuali organizzazioni belliche delle tribù mongole, numericamente contenute, ne limitavano le potenzialità di conquista. Creò così il Touman, unità di ben 10.000 unità che, se pur capace di sfidare anche eserciti considerevoli, richiedeva anche un'organizzazione del comando e una disciplina prima di allora sconosciute per le truppe mongole.
L'organizzazione gerarchica dell'esercito mongolo rendeva monitorabile ogni soldato e le sue qualità belliche sin dalla giovane età. I migliori potevano così entrare nella legione personale del Khan, la guardia imperiale, che passò da 100 a 10.000 uomini diventando così una vera e propria scuola per ufficiali.
Il sistema rigorosamente meritocratico infondeva, nei militari mongoli, la gran voglia di mettersi in evidenza e sperare in una possibile promozione. Gengis Khan era idolatrato per la sua giustizia nel riconoscere meriti e colpe.

Conquistata, dopo un lungo assedio, Pechino nel 1215 lasciò l'impresa ai luogotenenti e si rivolse verso l'Occidente. Concentrato nel 1219 il suo esercito sull'alto corso dell'Irtys, in breve tempo prese Bukhara, Samarcanda e numerose altre importanti città e portò a termine la conquista dell'intero Iran orientale, del Khorasan e dell'Afghanistan. Dopo aver sconfitto anche l'avversario più tenace, lo shâh del Khorezm si ritirò verso oriente lasciando ai due suoi generali, Jebe e Subotai, la prosecuzione delle operazioni verso occidente. Questi si spinsero verso la Russia meridionale, vincendo ogni resistenza e sconfiggendo sul fiume Kalka, nel 1223, la federazione dei principi russi, per poi ricongiungersi, passando a nord del Caspio e dopo aver devastato la Crimea e i territori degli Urali.
Stabilì la sua capitalea Karakorum, l'odierna Kharkhorin e attaccò con i sui archi, Cina e Russia.

Gengis Khan rRiuscì, in poco di più di 15 anni, a dominare tutte le popolazioni confinanti, i Tartari, i Taichuut e i Naiman, mettendo in atto la sua filosofia "con noi o contro di noi".

Creò l'impero più grande della storia trasformando un'orda di nomadi pastori e cacciatori in un'armata invincibile.

Giovanna d'Antiochia (Miriam Sapienza): Giovanna di Svevia era figlia di Corrado d'Antiochia e quindi nipote dell'imperatore Federico II, nonchè sorella di Costanza, la moglie di Bartolomeo della Scala, il fratello di Cangrande. Giovanna era giunta a Verona presso la sorella nel lungo viaggio che avrebbe dovuto portarla in Germania, dove era attesa da uno sposo mai visto. Cangrande se ne invaghí e il viaggio ebbe termine nel palazzo del giovane signore, il quale considerò dovere d’italiano impedire che sí rara gemma avesse a finire lontana dalla patria. La loro unione durò tutta la vita ma da lei Cangrande non ebbe eredi legittimi.

Costanza d'Antiochia (Sabina Cattazzo): Sorella di Giovanna d’Antiochia, la moglie di Can Grande, e sposata col di lui  fratello maggiore Bartolomeo I della Scala, il quale, in seguito alla morte del padre Alberto I della Scala, aveva assunto il ruolo di signore di Verona.

Aventino Fracastoro (Roberto Nizzetto): amico, consigliere e medico personale di Cangrande e della famiglia della Scala. Antenato del più celebre Girolamo Fracastoro.

Madonna VeronaMadonna Verona ( Claudia Giagnoni): La fontana di Madonna Verona, in Piazza delle Erbe, è uno dei monumenti cittadini più rappresentativi e amati dai veronesi.
Essa è infatti una grande raffigurazione simbolica della stessa città di Verona e benché sia storicamente posteriore alle vicende che raccontiamo in questo spettacolo, la sua presenza vuol essere un nostro affettuoso omaggio alla bella Verona, la città che tanto amiamo.
La fontana fu costruita da Cansignorio, ultimo dei grandi signori della famiglia Della Scala, nel 1368, utilizzando una grande vasca termale romana in marmo rosso di Verona e sormontadola con una statua il cui corpo anche era un originale romano. La testa e le braccia, mancanti, furono aggiunte al momento della realizzazione della fontana.
Verona risultò quindi raffigurata come una bella regina (mea domina appunto, contratto in madonna, l'appellativo con cui venivano chiamate le nobildonne nel medioevo) il cui corpo, come le origini della città, è di epoca romana mentre capo e braccia risalgono al successivo momento di massimo splendore della città, il '300 con la Signoria Scaligera.
La statua regge un cartiglio in rame con la seguente iscrizione: EST JUSTI LATRIX URBS HAEC ET LAUDIS AMATRIX. Ossia "E’ città che dispensa giustizia ed ama la lode", antico motto della città.

Ancelle e servitori della casa di Alberto della Scala

  • Ancella Rosa: Giorgia Forestieri
  • Ancella: Marina Fresolone
  • Ancella Maria: Silvia Sartoris
  • Madonna Eulalia: Elisa Russian
  • Madonna Annina: Silvia Poggiani
  • Giobatta: Martin Menichelli
  • Pietro: Filippo Mantelli
  • Servitore: Stefano Venco
Guardie Genovesi: Andrea Bianchi - Giovanni Passaia - Martin Menichelli - Roberto -Nizzetto
Prigionieri Veneziani: Thomas Donati - Fabio Polati - Fabio Scolari - Stefano Venco
Zingara: Alessia Zanforlin
Animali mitologici: Gianmarco Ferrioli - Giorgia Forestieri - Marina Fresolone - Claudia Giagnoni - Susanna Guerrini - Silvia Zoccatelli - Silvia Poggiani - Elisa Russian

Ancelle e servitori di Cangrande della Scala

  • Nutrice: Rosa Lonardi
  • Cuoca: Giorgia Forestieri
  • Servo: Andrea Bianchi
  • Fantesca Antonia: Silvia Sartoris
  • Damigella: Marina Fresolone
  • Ancella: Siliva Poggiani
  • Servitore: Fabio Polati
  • Servitore: Carlo Stefanelli
Mogli di Gengis Khan: Alessia Zanforlin - Silvia Poggiani - Elisa Russian - Susanna Guerrini - Sabina Cattazzo - Claudia Giagnoni - Miriam Sapienza - Silvia Zoccatelli
Mamma Bai: Mariuccia Stacchino
Lao Ji: Giovanni Passaia
Ban Dao: Cecilia Buffatti
Gan Che: Fabio Polati
Sorella di Xià Yu: Giorgia Forestieri
Soldati Padovani: Matteo Pia - Andrea Venco - Fabio Scolari
Soldati Veronesi: Giovanni Passaia - Ivan Perusi - Stefano Venco
Soldato Vicentino: Gianmarco Ferrioli
Teodolinda: Susanna Guerrini
Ludovica: Silvia Zoccatelli
Soldato Veronese ferito: Thomas Donati

Ordine delle Lame Scaligere:

  • Capitano Guglielmo de Murassi: Fabio Scolari
  • Serragente Fosco di Terrabruma: Gianmarco Ferrioli
  • Leone Cuorcontento: Ivan Perusi
  • Garimberto Sbrecciafossi: Matteo Pia
  • Paride: Andrea Venco
  • Rubaldo di Colpoferro: Stefano Venco
  • Furio dal Menga: Fabio Polati
  • El Griso: Giovanni Passaia

Riferimenti bibliografici:

  • Gli Scaligeri 1277-1387 (a cura di Gian Maria Varanini – Ed. Mondadori)
  • Gli Scaligeri (Mario Carrara – Ed. Dall’Oglio)
  • Cangrande I della Scala (Hans Spangenberg – Ed. Grafiche Fiorini)
  • Presenze Scaligere Veronesi (Ed. Banca Popolare di Verona)
  • www.scaligeri.com
  • www.cangrandedellascala.it
  • www.medioevo.com
  • www.larchetipo.com
  • www.veronissima.com
  • www.mongoliatour.it
  • it.encarta.msn.com
  • www.croponline.org
  • www.italialibri.net
  • Wikipedia – l’enciclopedia libera




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Andrea Perazzani 2009