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Camilla
Quelle poche cose che aveva rivelato, anche queste erano avvolte nel mistero: il rischio di stare con lei era proprio quello, cos’era vero e cosa no? La sua compagnia, in fondo, lo sapeva bene… era la sua sublime capacità di raggirare (o meglio, di incantare) la gente, che faceva avere anche nei periodi di magra almeno un pasto giornaliero per tutti. Si era unita alla compagnia “Fabula et Favilla” sul finire dell’adolescenza, ancora acerba per essere una donna ma non più definibile come bambina. La sua età era rimasta un mistero anche perché, aveva sempre risposto alla domanda con un sibillino “Ho l’età giusta per ciò che stai per propormi, se lo è anche il tuo compenso”. Ricostruendo qualcosa di lei, i pochi che avevano avuto la costanza di farlo, avevano stabilito dovesse essere l’ultima o la penultima figlia di una famiglia numerosa, dove il pane scarseggiava sempre. Era per questo che si doveva “arrotondare” con qualche furtarello qui e là. Dopotutto, la manualità e l’abilità di polso nello sfilare un borsello, l’aveva sin da piccina, per cui… Ma c’erano vari tasselli che non quadravano, ad esempio, come facesse a conoscere così bene le usanze della nobiltà. E lei stessa aveva detto una volta che sua madre era l’amante di un conte, che non l’aveva riconosciuta e che aveva costretto sua madre a scappare, negandole ogni diritto e ogni bene. Era vero oppure no? Una nobildonna che non avrebbe mai avuto il suo titolo riconosciuto e che si riprendeva la sua ricchezza truffando quelli che ne avevano troppa oppure una ragazzina che desiderava godersi la vita dopo tanti stenti? Il capitano Guglielmo la vide sia in veste di confessora che di nobildonna e nemmeno lui ha saputo collocare Camilla, se tra il profano dei millantatori o il sacro della giustizia personale…
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