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Carlo della Guerra
La sua fu una famiglia di nobili origini: suo padre Guido Carlo della Guerra era un lontano discendente di quel famoso conte Guido Guerra VI, di origine toscana, citato nel canto XVI della Divina Commedia.* Purtroppo il tempo, le guerre e una serie di sfortunati eventi avevano sprofondato il ramo lombardo della famiglia Guerra ai ranghi più bassi della nobiltà. Al contrario del nobile progenitore, Carlo fu un piccolo aristocratico di campagna, che passò da una corte all’altra in cerca di favori e fortuna. Essendo primogenito maschio, Carlo era destinato a portare avanti il buon nome della schiatta, a questo scopo era stato allevato secondo i canoni cavallereschi dell’epoca, apprendendo l’arte della sgrimia e del tiro con l’arco. Rimasto orfano del padre, brutalmente assassinato in un agguato da una banda di briganti durante una battuta di caccia, Carlo fu allevato dalla madre, Marisilde dei Vischioni, una donna la cui estrema austerità nascondeva una vago “odor di zolfo”. Dato che il rampollo non sapeva né leggere né scrivere, per volere della madre era entrato all’Abbazia di San Biagio, un monastero lombardo dove viveva il suo fratellastro più giovane, Alberico, figlio bastardo del conte. Lungi dal voler prendere i voti, dopo un anno lasciò il suo maestro, e lo studio dei Sacri Testi per dedicarsi a ciò che gli piaceva di più: le belle donne e il giuoco d’azzardo. Visse per alcuni anni nel castello di Pocelengo sollazzandosi con giovani servotte accondiscendenti, sperperando il denaro e disseminando il contado di bastardi. Ma ben presto la vita spensierata di Carlo finì. Non essendoci più villici che coltivavano i campi e giovani mogli alle quali far compagnia, Carlo, nobile, ma più povero di un qualsiasi mercante veneziano, decise di lasciarsi alle spalle il tetro maniero di Pocelengo, pieno di tristi ricordi, e di avventurarsi nel cuore del ducato dei Visconti dove si guadagnò il pane come scudiero di un signore locale fedelissimo a Barnabò Visconti. Si mormora che Carlo fosse coinvolto in una congiura contro il Visconti, ed anche se non esistevano le prove di questo tradimento, il solo dubbio fu sufficiente a far scatenare l’astio di Barnabò. Di quel che accadde alla corte di Cansignorio della Scala ci è noto ben poco.
*(Guido VI, nipote di Guido il Vecchio e Gualdrada Berti, era nato intorno al 1220 a Firenze, le cronache fiorentine già lo proponevano come esempio di virtù e buoni costumi del tempo andato. Dopo un periodo trascorso alla corte di Federico II, divenne uno dei più prestigiosi sostenitori della parte guelfa fiorentina. Dopo la disfatta di Montaperti nel 1260, fu costretto all'esilio, ma continuò a lavorare per la parte guelfa e si distinse nella battaglia di Benevento nel 1266) INFERNO - Canto XVI Questi, l'orme di cui pestar mi vedi, |