Ordine delle Lame Scaligere
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Giuliva dall’Oca Bianca

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Madonna Giuliva nasce in una famiglia di contadini. Non ha mai conosciuto la madre che muore dandola alla luce. Viene cresciuta ed educata dalla nonna, di cui apprende la saggezza popolare tanto da usare spesso detti e proverbi per esprimere un concetto, per giustificare le proprie o le altrui azioni o per spiegarsi ogni avvenimento: Giuliva trova sempre la morale in un vecchio proverbio.

In età adulta sposa di buon grado l’uomo prescelto dal padre: non considera neanche l’idea di potersi rifiutare. Secondo gli insegnamenti della nonna le cose funzionano così: il padre sceglie e la figlia sposa. E a Giuliva questo assioma semplifica molto la vita: non è mai stata particolarmente intelligente (tanto da meritarsi il soprannome di Giuliva dall’Oca Bianca che, richiamando la nobile omonima famiglia, si burla in realtà della stupidità di Giuliva) e l’atteggiamento paterno la mette al riparo da responsabilità di sorta.

La morte della nonna e, subito dopo, anche del padre, producono in Giuliva i primi segni di squilibrio: inizia a parlare con piante e oggetti. I suoi sono in realtà monologhi (non si aspetta alcuna risposta), ma la aiutano a ragionare, a raccogliere le idee. Ovviamente ogni monologo è infarcito di detti popolari e proverbi, eredità della nonna.

In questi anni Giuliva guadagna la fama di “un po’ suonata”, ma a lei non importa. Alla morte però del marito Giuliva deve trovare un sistema per sopravvivere. Mettendo via gli oggetti del coniuge ritrova un suo ritratto. Considerando questo fortunato rinvenimento un segno, Giuliva comincia a parlare al ritratto come se si trattasse del marito vivo. Allo stesso modo trova nella pianta del campo antistante casa una fida compagna ed amica che inizia a chiamare Caterina. Da allora si può vedere spesso Giuliva girare per il paese, indaffarata in mille commissioni, con un vaso al fianco, intenta a spiegare qualcosa alla pianta.





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Andrea Perazzani 2009