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Giuliva dall’Oca BiancaMadonna Giuliva nasce in una famiglia di contadini. Non ha mai conosciuto la madre che muore dandola alla luce. Viene cresciuta ed educata dalla nonna, di cui apprende la saggezza popolare tanto da usare spesso detti e proverbi per esprimere un concetto, per giustificare le proprie o le altrui azioni o per spiegarsi ogni avvenimento: Giuliva trova sempre la morale in un vecchio proverbio.
La morte della nonna e, subito dopo, anche del padre, producono in Giuliva i primi segni di squilibrio: inizia a parlare con piante e oggetti. I suoi sono in realtà monologhi (non si aspetta alcuna risposta), ma la aiutano a ragionare, a raccogliere le idee. Ovviamente ogni monologo è infarcito di detti popolari e proverbi, eredità della nonna. In questi anni Giuliva guadagna la fama di “un po’ suonata”, ma a lei non
importa. Alla morte però del marito Giuliva deve trovare un sistema per
sopravvivere. Mettendo via gli oggetti del coniuge ritrova un suo ritratto.
Considerando questo fortunato rinvenimento un segno, Giuliva comincia a parlare
al ritratto come se si trattasse del marito vivo. Allo stesso modo trova nella
pianta del campo antistante casa una fida compagna ed amica che inizia a
chiamare Caterina. Da allora si può vedere spesso Giuliva girare per il paese,
indaffarata in mille commissioni, con un vaso al fianco, intenta a spiegare
qualcosa alla pianta.
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