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Guglielmo de Murassi, ovvero il Capitano
La Mala Sorte, però, ha vista acuta, e il giorno in cui il Duca Giovanni II e la Contessa Luigia erano in visita al feudo, andò a scovarli. Un'orda di barbari attaccò, in turba tale che l'aria fu pregna d'un fragore assordante, e con violenza tale che le strade furon tutte lastricate di cristiani. La vana resistenza di Guglielmo e dei suoi compagni fu strenua, ma il numero dei nemici era troppo elevato: l'imponenza dell'invasore ridusse la baldanza dei cavalieri all'impotenza. Capitolarono, ed il padre di Guglielmo fu decapitato dalla grande ascia bipenne dello sciagurato capo nemico. La lama non passò sui colli di Guglielmo e d'alcuni dei suoi, ma i ceppi si chiusero ai loro piedi… ben s'ha da pensare se questa fu vera fortuna! Per tre anni, i giovani valorosi marcirono in cattività, morendo di stenti quando non di torture. Solo Guglielmo sopravvisse, nutrito dall'amaro desiderio di vendetta. In quei tragici anni, la forza e l’influenza della dinastia Scaligera stava però incrementando e alfin questa fu in grado di organizzare un’armata per ridare la libertà ai vecchi alleati, ora sottomessi dall’invasore. Il fatidico giorno della rivolta, il pandemonio che ne scaturì permise finalmente a Guglielmo di liberarsi e di recuperare la spada del padre. La sua furia fu devastante. In un misto d'esaltazione e paura, i testimoni raccontano d'almeno cinquanta avversari caduti sotto i suoi colpi. Accecato dalla frenesia, decapitò l’acerrimo capo nemico e ne scaraventò il corpo dalle mura dell’ormai cadente castello: il conto era stato saldato, con la mora! In quell'ora buia, il sangue del nemico lo ribattezzò: "Ecatombe" è ancor oggi nomato fra le genti che lo videro. A memoria della sua “resurrezione” adottò come araldica lo stemma che ancor oggi porta in petto: una fenice distesa. La sua potenza è per sempre rimembrata dal trofeo che porta con sé: l'ascia bipenne, che da ostile avversaria divenne fedele servitrice. Si mise quindi al servizio dei suoi salvatori, e ad imperituro onore dei Signori di Verona, decise di creare una compagnia di ventura unendovi all’interno elementi dalle abilità molteplici: nacque così l’Ordine delle Lame Scaligere.
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