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Marzio de li Trabucchi
Terzo figlio di quella famiglia, egli era considerato il disastro fatto a persona. Mentre i fratelli studiavano diligentemente per seguire le orme del padre, egli girava per la casa utilizzando qualsiasi oggetto come se fosse una spada una volta, una lancia o un' ascia l' altra. Ogni tentativo di tenere fermo questo piccolo demone amante dell' arte del combattimento era inutile, i genitori provarono di tutto: medici, chiromanti, qualunque cosa, disperati andarono addirittura a chiedere udienza al Vescovo, e furono costretti a portarglielo legato, ma non c' era acqua santa o esorcizzazione che funzionasse. I de li Trabucchi erano molto amici di vari eminenti individui, avendo tutti studiato all' Alma Mater Studiorum diBologna, tra questi vi era anche un filosofo, con il quale tennero ottimi rapporti di amicizia anche dopo la fine degli studi. Un giorno costui venne a trovarli a Verona, per sicurezza Marzio venne rinchiuso a chiave nella sua stanza. Ma in un un modo non del tutto chiaro Marzio riuscì a scassinare la serratura della porta uscendo di corsa dalla stanza con un cesto in testa e facendo roteare una gamba del tavolo lanciando un grido di battaglia. Tutti erano allibiti, l' unico che ebbe una reazione fu l' amico di famiglia, il quale estrasse uno dei libri dell' Eneide dal tascapane e incominciò a leggerne un estratto. Inaspettatamente, Marzio, abbassò la gamba del tavolo e si mise in ascolto, in totale e assoluto silenzio. Compreso il segreto, i genitori sfruttarono questo sistema per farlo tacere nei momenti più adatti, sbolognando il problema ad uno dei fratelli maggiori, il quale era costretto a leggere tonnellate di scritti di epoca antica. Ma la sete di spada era parte di Marzio, e le opere antiche non erano infinite, e così, all' età di 8 anni, terminate tutte le opere antiche presenti a Verona, si tornò alla situazione precedente. Grida e schiamazzi erano tornati all' ordine del giorno. La fortuna volle però che il famoso amico filosofo tornò a trovarli, e chiese ai genitori il perché invece di lasciare che Marzio sfogasse la sua "passione" sui mobili, non la sfogasse su qualche maestro di spada. Questi rimasti un po' interdetti dalla proposta, che mai avevano valutato. Reclutarono dunque un maestro che potesse insegnare al loro pargolo la nobile arte. Divenuto grande, e terminato il suo tirocinio, trovò come primo incarico la protezione dei fratelli quando questi seguivano le cause più pericolose. Stufi marci delle sue noiose elocubrazioni mentali, i genitori in accordo con i fratelli, optarono per trovargli un impiego a lungo termine. O comunque che gli permettesse di non vederlo più per un bel po' di tempo. Fu così che scoprirono l' esistenza dell' Ordine delle Lame Scaligere. Proposero subito a Marzio l' idea di andare con una compagnia di mercenari, esaltato dall' idea andò a parlare con il capitano, il quale rifletté sul fatto che poteva essere vantaggioso avere un debito con una nota famiglia di avvocati come i de li Trabucchi, e decise di arruolarlo. Marzio si piantò subito nell' accampamento delle Lame, ignorando totalmente il gradino sociale, tra le sue tante elocubrazioni platoniche egli si era convinto che facessero tutti parte della classe guerriera, e pertanto essi potevano considerarsi come pari.
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