Ordine delle Lame Scaligere
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Nestore Rosazza

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Nestore Rosazza nacque da genitori originari dei territori Viscontei.

La madre, apparteneva ad una casata nobiliare ormai decaduta, morì nel darlo alla luce ed il padre lo fece crescere al meglio delle sue possibilità; costui era un uomo di umili origini, figlio di fabbri e come da tradizione insegnò al figlio il mestiere dei suoi avi.

Nestore crebbe tra le armi e la forgia, tra il martello e la fiamma; fin dalla più tenera età gl furono insegnate le tecniche di forgiatura e di scherma, perché come suo padre gli ripeteva sempre: “solo combattendo si possono comprendere a pieno le esigenze di un combattente”, quindi imparò anche l’arte della spada.

Vivevano al di fuori di una piccola cittadina in mezzo ad una radura tra le colline ed i monti, circondati da foreste laghi e rocce, tutto ciò che poteva servire ad un fabbro e a suo figlio per vivere serenamente. Nestore passò ogni giorno della sua infanzia e adolescenza ad allenarsi e apprendere con suo padre l’arte della forgiatura di armi e armature e le tecniche di scherma. I nobili e borghesi dei paesi vicini andavano spesso a commissionare raffinati lavori per loro e le loro guardie o amici; il padre non amava molto forgiare armi da parete, lo scopo di un’arma è quello decidere le sorti di una battaglia e non di fungere da inutile vessillo; ma per poter racimolare del denaro bisogna piegarsi al volere dei commissionatori.

Molte lune passarono ma all’innanzi del suo sedicesimo anno di vita, Nestore decise di partire per poter vedere com’era il mondo: nei suoi primi combattimenti capì che una battaglia non è come un allenamento ed ogni colpo deve essere portato al fine di sconfiggere i propri avversari.

L’eccitazione della battaglia, la cruenza dei colpi, lo scintillio delle armature, delle armi, tutto questo lo spingeva a combattere, a sopravvivere…ma un giorno durante il corso di una battaglia vide un uomo che si stagliava tra gli altri, seguito da valorosi ed abili combattenti: Nestore aveva imparato che per conoscere il valore di un uomo bisogna combatterci… ovviamente si pose d’innanzi a lui e lo sfidò, nella foga della battaglia il loro scontro sembrava quasi irreale: Nestore pensava solo a sconfiggere quel combattente ma ogni mio colpo veniva abilmente parato e respinto; provò di tutto per sconfiggerlo, azzardò ogni colpo, ma alla fine Nestore venne sconfitto… ma non fu ucciso. Quel cavaliere, il cui nome si scoprì essere Guglielmo de Murassi, aveva capito le sue intenzioni e gli porse la spada, nello stupore dei propri uomini. Altrettanto stupito, Nestore si inginocchiò al suo cospetto e pose la propria spada al suo servizio; Guglielmo lo accettò con un sorriso e lo aiutò a rialzarsi.

Passarono gli anni, e da allora Nestore Rosazza divenne fabbro e soldato dell’Ordine delle Lame Scaligere.





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