Isabella degli Acciai nasce nel 1325 in Toscana, in una famiglia aristocratica in cui il padre esercita la professione di chirurgo, mentre nella famiglia della madre si è sempre praticato il commercio in lane e tessuti.
Isabella ha un fratello, Alessandro, 2 anni più vecchio di lei, che è destinato a percorrere la strada professionale del padre, tanto che, nei desideri dei genitori, il figlio è già destinato alla scuola medica araba di Cordova.
Il padre è molto orgoglioso del mestiere che pratica, ma la maggior parte della gente non lo considera un vero medico e lo chiama in modo dispregiativo “segaossa”.
Isabella è destinata invece alla vita di clausura e a tal fine nei primi anni della sua vita riceve un’ istruzione ampia e dettagliata di storia e latino. La ragazza tuttavia sviluppa un interesse sempre maggiore per la medicina e la chirurgia e comincia a studiare anche sui testi di Avicenna presi in prestito dalla biblioteca paterna.
Verso i 15 anni il fratello si ammala di tisi e muore tra le lacrime dei genitori, i quali, rimasti senza eredi maschi, spostano le proprie attenzioni su Isabella e scartando momentaneamente l’idea di farla diventare suora (con grande gioia della ragazza).
Il padre inizia a portarla con sé durante le consuete visite mediche; le fa fare da assistente durante gli interventi chirurgici e le insegna le basi della medicina. La madre le insegna a tenere i conti di un’azienda di commercio, a cucire e a tessere.
Sul finire dell’ A.D. 1347 la “morte nera” o “pestifera vulnera” falcia la popolazione toscana.
La famiglia di Isabella si ammala e solo la ragazza sopravvive alla peste.
Il padre, delirante in punto di morte, le chiede di difendere l’onore del mestiere di chirurgo e percorrere la strada che era destinata al fratello.
Isabella scappa dalla toscana per non essere costretta, come molti altri sopravvissuti, a diventare in questo periodo di carestia uno dei tanti beccamorti che vanno a recuperare i cadaveri degli appestati; cambia il proprio nome in Rebecca de Medici e racconta a chi non la conosce di essere un sapiente chirurgo che ha studiato alla scuola di Salerno. Intanto si avvia verso nord, direzione Cordova.
Rebecca si guadagna da vivere con i mestieri più disparati: dal cerusico, alla tessitrice o sarta, alla meretrice.
Nel 1350 approda presso Verona cercando di aggirare Brixia, dove voci insistenti dicono si stia scatenando la peste.
In quel di Verona ha la fortuna di curare una delle guardie dell’Ordine delle Lame Scaligere, la quale, guarita e rimasta impressionata dalla versatilità della donna (l’aveva avvicinata perché meretrice), la presenta al gruppo di armigeri.
Ben contenta di poterne approfittare Rebecca rimane a Verona, almeno fino a quando non le arriveranno notizie certe da Brixia…
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