Ordine delle Lame Scaligere
Sala d'Arme di Scherma Storica Medievale


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Rodolfo di Neraselva

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Rodolfo 1Rodolfo venne al mondo nell’inverno del 1293 in una modesta casa cimbra, situata ai margini di un bosco della Lessinia. Fu il quarto di cinque figli della modesta famiglia di Biagio detto Sfrondafrasche, uomo onesto e mansueto, dedito solamente alla famiglia e al suo lavoro di boscaiolo e falegname. La famiglia non poteva vantare ricchezze né sangue nobile ma, grazie alla sua operosità, poteva godere ogni giorno di almeno un pasto. La famiglia di Biagio aveva anche il dono del cielo di una fibra molto resistente alla fatica del lavoro, al freddo degli inverni e alla fame. I loro pochi risparmi consentivano loro di sopravvivere dignitosamente anche nei periodi di magra.

Il piccolo Rodolfo crebbe apprendendo il mestiere che avrebbe ereditato da suo padre: imparò ad abbattere gli alberi per farne travi, assi e pali; imparò a fabbricare oggetti di legno da vendere nel borgo; imparò a cacciare nei boschi e ad accudire le bestie. Benché il lavoro di boscaiolo gli piacesse, Rodolfo aveva sempre mostrato un carattere diverso da quello dei suoi fratelli: era, infatti, piuttosto intraprendente, e sognava una vita avventurosa.

Il padre Biagio, pur di indole mansueta e cordiale, avvertiva fortemente la brutalità del suo tempo e ne era molto preoccupato. Tutto ciò che aveva costruito col sudore della fronte e con il suo amore per la famiglia, poteva essere spazzato via in un soffio dalla prima compagnia di briganti o di sbandati. Pur vivendo tra i boschi, troppo spesso aveva sentito parlare di interi villaggi distrutti da manipoli senza scrupoli in cerca di bottini e sollazzi.

A causa di questo timore, si curò che i suoi figli maschi imparassero a difendersi alla meglio maneggiando poche semplici vecchie armi che era riuscito a comprare con i risparmi e che teneva nascoste nella legnaia per non destar sospetti. Era in quella stessa baracca adiacente alla sua povera abitazione che nelle poche ore libere i suoi figli si esercitavano nella la lotta a mani nude e con daga o spada. Certo, il pacifico Biagio non sarebbe stato in grado di insegnar loro niente del genere, non avendo mai impugnato una vera arma. Per questo scopo si fece aiutare da un vecchio, che a suo tempo era stato soldato per conto di Alberto della Scala. Raimondo il Guercio ne aveva scampati di perigli e portava i segni delle numerose battaglie affrontate.

Rodolfo 2Quando fu troppo vecchio per continuare a combattere, accettò di buon grado il semplice ricovero, il tozzo di pane e il bicchier di vino che la famiglia di Biagio gli offriva in cambio dei suoi insegnamenti, delle sue storie raccontate accanto al fuoco e di quei lavori domestici che ancora era in grado di svolgere.

Come temeva Biagio, erano tempi cupi e un’ombra si stava per stagliare sulla sua famiglia.
Proprio in quegli anni Verona, da poco passata a Cangrande della Scala, aveva scacciato i presidi militari padovani da Vicenza. I Carraresi, signori di Padova, erano stati ricacciati notevolmente indietro con grande smacco. L’opportunità di ottenere una rivincita giunse nel febbraio del 1312 quando Cangrande fu nominato Vicario imperiale di Vicenza e inviato in Toscana per incarico di Enrico VII. Con Cangrande lontano da Verona, i padovani uniti con Feltre e Treviso colsero l’occasione per portare una spietata offensiva seminando lutti e desolazione.

Proprio in quegli scellerati giorni, una compagnia proveniente da Padova stava raggiungendo il grosso delle guarnigioni che assediavano Soave. Non era una compagnia numerosa, ma ben armata. Essendo comunque in pochi e pressati dall’urgenza di raggiungere la loro compagnia, scelsero di attraversare il sentiero che tagliava il bosco, per non farsi notare troppo e risparmiare strada. Erano affaticati dal passo forzato e molto affamati.
Quel giorno Rodolfo era al borgo a vender legna, a tre ore di cammino da casa sua: non si seppe mai se questa fu la sua fortuna o la sua condanna.

l destino volle che, mentre attraversavano il sentiero nella selva, i soldati padovani notassero il fumo sottile proveniente dal focolare della casa isolata nel bosco.

Affamati e sempre desiderosi di un facile bottino, si diressero verso la dimora di Biagio. Dopotutto era una preda isolata nel bosco: nessuno li avrebbe notati, e forse avrebbero rimediato del cibo. Giunsero rapidamente al loro bersaglio e pretesero alimenti e denaro dal povero Biagio che, seppur riluttante, sembrò sul punto di cedere alle loro angherie onde evitare il peggio. Rodolfo 3Ma il fato volle che uno dei soldati avesse posato gli occhi, e non solo, sull’unica e giovane sorella di Rodolfo. Accadde tutto in un attimo: un soldato si avventò sulla povera ragazza, e i fratelli di Rodolfo scattarono a difenderla. A nulla valse il loro ardore contro il numero e le armi dei soldati: caddero uno ad uno sotto i loro colpi. La stessa sorte toccò al povero Biagio, anche lui accorso a difendere la figlia. Persino il vecchio Raimondo oppose coraggiosamente resistenza alla scelleratezza del manipolo, riuscendo persino a sfregiare con un coltello il volto di un padovano che sembrava essere a capo del drappello, ma fu subito trafitto con una spada e lasciato esangue ad udire le urla delle donne. Ciò che accadde in quella casa profanata, non è cosa che si possa raccontare, e lo risparmieremo.
Tornato a casa la sera, Rodolfo trovò davanti a se la silenziosa e orribile scena di un massacro: suo padre e i suoi fratelli morti nel cortile, il corpo insanguinato del vecchio Raimondo poggiato a una catasta di legna. Entrò allora in casa, con gli occhi iniettati di sangue, ma tutto ciò che vide fu devastazione e il corpo martoriato della madre. Della giovane sorella non v’era traccia.
Uscì allora per cercarla, e si accorse che Raimondo ancora respirava. Rodolfo, piangendo di rabbia e dolore si avvicinò a lui, chiedendogli chi fosse stato a distruggere la sua famiglia. Potè udire solo le ultime, flebili parole di Raimondo, che parlavano di una compagnia padovana con le insegne di un capitano di ventura e di uno sfregio sul volto del loro capo che sembrava parlasse una lingua straniera. Poi nulla più.
Rodolfo cercò sua sorella ovunque, persino nel bosco, ma non ne trovò traccia. Rimasto solo al mondo decise di abbandonare la casa nel bosco, nella quale non avrebbe più potuto vivere se non divorato dai ricordi. Seppellì nell’amato bosco suo padre Biagio, sua madre, i suoi tre fratelli e il buon vecchio Raimondo. Fu sulle loro tombe che tra le lacrime il ragazzo giurò vendetta per il suo sangue.
Così, raccolti i pochi averi che gli potevano tornare utili e le poche armi, si diresse a Verona, intenzionato ad unirsi alla prima occasione alla causa scaligera con il solo scopo di vendicare la sua famiglia. Assunse da allora anche il nome di Neraselva, ad imperitura memoria del luogo della sua infanzia e dell’orrore che vi ebbe luogo.





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Andrea Perazzani 2009