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Sabatilla
Allevata in una famiglia di mezzadri, crebbe assieme alle cinque sorelle maggiori, tutte figlie d'un uomo che per sei volte bestemmiò Dio e i Santi, e d'un'esotica donna cumana: in coppia, parevano la vergine ed il demonio, ricorda vagamente la ragazza. Ancor in giovane età, apprese dalla madre la scienza delle erbe medicamentose e l'arte d'ammansire con malia i toni burberi degli uomini. In una brumosa mattina, alla vigilia di San Martino, accadde il fattaccio. Di ritorno dalle abituali commissioni, la bambina trovò la casa devastata ed abbandonata; trai cocci ed i frantumi non v'era traccia della sua famiglia, se s'escludono brandelli di vestiti e ciocche di capelli neri. Gente che non conosceva venne, bisbigliando "Strega, strega, strega"; la presero, bisbigliando "Strega, strega, strega"; e la consegnarono alle monache, bisbigliando "Strega, strega, strega". Da allora, furono interminabili giorni di silenzio e digiuno. Fuggì la mattina in cui battesimo e tonsura avrebbero sancito la sua condanna alla clausura. S'arrangiò, rubando d'Inverno, quando le cucine fumavano di bolliti speziati, e mendicando d'Estate, quando la città s'impinguava di grassi mercanti. Conobbe il Capitano Guglielmo de Murassi in un tiepido Sabato di Primavera. La ragazza, ormai una provocante immagine della madre, era mal trattata da due procaci stranieri, quando sopraggiunse il valente capitano in suo soccorso. Con vigore e perizia, infilò i bruti, uno dopo l'altro, liberando la ragazza dall'assedio ed appellandola con garbo Sabatilla. Ancora oggi, all'orfanella non par vero di poter camminare a testa alta per le strade, compagna di ventura di uomoni capaci e coraggiosi.
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