Ordine delle Lame Scaligere
Sala d'Arme di Scherma Storica Medievale


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Romualdo de Bon Colle, ovvero "Scaldaletti"

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Scalda 1Di Scaldaletti si sa poco che non venga dalle sue labbra e mai lo si sente raccontare due volte la medesiama storia. Che sia stato in viaggio lo si vede dalle piccole cose, da come si guarda attorno, da come accarezza la spada, spesso sua unica amica durante i vagabondaggi, dalla sua parlata con molti accenti e dai termini strani. Probabilmente ebbe un'istruzione, sicchè sa legger, scriver e dettar versi.

Racconta di meravigliosi viaggi in cui ha conosciuto esseri impensabili, mangiato cibi paradisiaci, catturato bestie ferocissime e ha ritrovato importanti reliquie disperse da secoli. Narra di cruente guerre e di atti eroici, ricorda persino di quella volta che disperso nel deserto fu testimone della battaglia eterna che ha luogo una volta ogni secolo tra le schiere angeliche guidate dall'Arcangelo Michele e i mille demoni comandati da Lucifero.

Scaldaletti è il nomignolo che gli viene affibbiato in questo luogo, ma ne conta molti altri, eppure lo nome suo parrebbe essere Romualdo de Bon Colle, ma neppure questo è certo. Perchè lui stesso non sa quando racconta di sè o racconta di quello che gli hanno raccontato.

Lo chiaman Scaldaletti perchè fa dimora di molti letti femminili, spesso altrimenti occupati. Guardare nei suoi occhi castani si vede soltanto il riflesso del mondo esterno, non si riesce a vedere cosa c'è veramente dietro, come le storie che racconta quando parla di sè. Eppure vi sono attimi in cui lo specchio degli occhi suoi si infrange ed risale come da un pozzo profondo una scheggia della follia che è forse l'unica cosa veramente sua.


Scalda 2Un'altra tranquilla giornata è finita, come sempre sono seduto all'osteria del Barone Fosco... si Barone di zotici! Anke se devo ammetter ke per il cibo e per il vino è un vero signor, poke osterie hanno del vino si buono. V'è poi da dir in veritade ch'a dar nomea "Al Cinghiale Infoiato" allo locale suo, non dà ke assai poco lustro alla nobilitade sua.

Son qui assai presto e lo local non risuona del cianciar dei molti ospiti, delli gridi per ancora vino o ancora una porzione di bon verro salvego, odesi solamente lo passar di straccio della sorella del Fosco, alla qual deo ammetter già ve feci qualke pensiero dallo dì ke pria la vidi. Ma poi assai fui distratto e de altre madonne godetti la presenza.

Lo nome mio è Gio Batta della Quercia...

No quello era il nome dello amico mio, ero assai giovine al tempo e lo nobile padre mio me facea studiar di lettere e di latino, de diritto e di scrimia. Ma con Gio Batta, me ne fuggivo dalle lezioni de lo maestro Iacopo per correr sullo fiume ghiacciato nello 'nverno e scivolar assai, fino a ke le mani non venian rosse dentro li guanti e le gambe parean delle pietre, e nell'estate si correva per li campi a cercar li persichi più dolci e se giocava a colpir le vacke co' la frombola. Lo ritorno era sempre lo medesimo con lo padre mio ke de bastonate facea gran dono e me ripetea de metter su senno ke un uno giorno avaria governato le terre di Bon Colle.

Et, ohilmè qual sventura, uno giorno de lontano vidi qulla bestia ke ognuno sogna de acchiappar, lo unicorno. De maestade sembravasi ammantato, era si bianco ke la neve parea carbone si vi fosse posta vicino, lo corno brillava de mille colori e parea si puntuto a affilato ke spada non saria mai e si bello e lucente ke una stella parea discesa sulla fronte sua. Non fu altro pensiero ke de por mano su si fatato animale ke ne manco uno momento passò ke mi trovai sanza fiato a correr sull'orme di tal prodigio. Tanto corsi e tanto arrancai dietro esso ke non pochi soli tramontarono e levarono e tal fiackezza mi colse ke caddi stravolto in un sonno di moltissimi e confusi sogni.

Ecco ke l'ostaria s'affolla e più e più omeni vi s'assettano, qualcuno me saluda, per lo più ki m'ha vinto ai dadi le sere or sono, altri me inviano uno cenno per far saper ke son giunti e altri me guardan de traverso ke le mogli sue credon state siano in mea compagnia, cosa di cui io ho certezza e loro non ancora, ma tengo li ferro ben affilati. Non v'è alcuno ke non me noma Scaldaletti, alcuni omeni tuttora illusi credon sia solo uno nome, le femmine sanno ke l'è vero.

Un altro sorso de vino e la zenzero e cannello si mesciano in bocca al ricordo dello sapore della sabbia ke molta ne ingoiai pria de giunger alla Città Santa. Quivi la trovai divisa e in guerra tra li cristiani e li mori. Io riparai in uno de li grandi monasteri ke ve l'attorniano e fui ospite dello abate Nonmiblasmate Sivoipiace. Ello di grandi onori me fece onor e mostrommi assai de le reliquie ce in barba alli 'nfedeli avea salvato dalla cittade, e gran mostra me fece delle due teste di San Giovanni Battista una de quando ancora giovinetto de poco avea passato le dodici estati, dodici como gli apostoli, mentre l'altra era quella ke lo Antipa Erode fece divsa dallo collo suo, dippoi mostrommi più ampolle con lo suono delle campane del Tempio Re Salomone, una con alquanti delli Rai della Cometa, mostrommi un dente della croce, la mascella della morte di San Lazzaro, una delle chiavi di San Pietro, ben tre piume dello arcangelo Gabriello et infine tre dita dello Santo Spirito ke como se dice tre è lo numero perfettissimo. Non erano molti giorni ch'io era ospite dell'abate ke uno gruppo de mori entro nello monastero e gran carneficina ne fece,io cercaa de salvar quanti più omeni potes e credo ke alcuno gratia me deva ancora per aver salva la vita. Eppur fuine preso e fatto prigioniero ma assai mane tagliai ke non v'era uomo ke me potesse legar per trascinarme via, così vel segui per le molte punte de spada ke me stavano appresso.

Scalda 3"Ehi Scalda tutto solo stasera?" Madonna Isabella una mia,... amica. Lei se occupa del bene delli uomini e de renderli felici, certo non tutti, solo quelli ke hanno uno po' di denaro nella saccoccia, o quelli come me ke danaro non habendo, compensano. Eppur niuno ha di ke dire, financo le altre donne tacciono e la trattano come donna importante, in fondo lo fratel suo è mercante de li più danarosi.
"è ancora presto per abbandonar lo desco, gradisce uno goccio de buon vino speziato? Sa ke'l Fosco nostro è lo migliore quan se tratta dello desinare! Signori leviamo il bicchier in onor al nostro Fosco!" Tutta la stanza se riempie de uno boato ke par uno delli nuovi archibugi abbia appena esploso, si ben io non goda de bona riputaçion, ad onorar lo vino dell'oste son tutti assai presti.
Isabella me guarda mentre sorseggia lo vino e assai de li clienti guardano lei, me son presti como lepri a volgerlo oltre quando incrosano il mio.
"Ordunque mio Scaldaletti finchè non vien si tardi ke sia ora de trovar giaciglio e compagnia, me lasciaste a quando foste catturato e non proseguiste dicendo de vostra liberaçion nè di come giungeste insino qui"





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Andrea Perazzani 2009