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Wamba Crestadigallo
Il 13 febbraio del 1278 d.c. Verona era appena diventata la capitale del regno degli Scaligeri. Alberto della Scala, il primo di loro, festeggiò il carnevale bruciando vivi 160 presunti eretici patarini catturati a Sirmione. Legati al centro della Rena, il grande cerchio dei Cesari, su una enorme catasta di legna i corpi non avevano ancora smesso di sfrigolare quando ho aperto gli occhi la prima volta.. Finché Alberto fu signore di Verona, dalla Rena non smisero mai di salire bagliori di fuoco e profumo di carne bruciata… forse per quello il popolo va dicendo che quella costruzione é stata eretta da un schiera di Demoni. Io non ho mai visto demoni là dentro… ma le cupe vampe che salgono ad un cielo nero fumo, il corposo profumo del sangue rappreso e l’odore avvolgente d’un corpo umano che brucia sono le prime cose che ricordo. La donna che mi portava in grembo da quasi 9 mesi venne sommersa dai corpi dei suoi compagni di rogo, morì soffocata dal fumo e dalla puzza, ma il suo corpo si preservò, ed io trovai la via per questo mondo da solo. Fu una cagna randagia a svezzarmi, la mia balia, la mia seconda mamma. Ma Alberto I della Scala, signore di Verona, si stufò delle case abusive che cingevano la Rena, alcune penetravano anche nei suoi corridoi ma le loro luci non giunsero mai fino a me. Alberto era sempre in guerra in quei primi anni di governo, soprattutto con Brescia e Trento, aveva insomma un disperato bisogno di denaro, decise quindi di sfrattare gli abusivi e trasferire nelle loro baracche meretrici e ruffiane. Guadagnavano di più è potevano essere tassate meglio. Una meretricula un giorno, forse per curiosità, forse in cerca di salvezza o di una morte veloce sfidò il grande Labirinto della Rena giungendo dove me ne stavo io. M’abbraccio benedicendo Dio e mi portò con se. Dovevo avere appena sette anni. Mi raccontava storie bellissime di draghi e cavalieri, diceva che un tempo era stata una gran dama, compagna di principesse, m’insegno un poco il segreto dei segni, a saperli leggere e scrivere, ad ascoltarli come musica. Fu lei a darmi il nome di Wamba, diceva che la facevo stare allegra come un buffone che aveva visto esibirsi in piazza molti anni prima. Fu la mia terza madre ma un brutto male se la porto via. Da allora ho cercato di campare in tutti i modi, ho rubato e servito nelle taberne, alcune volte anche tutte due le cose assieme, ho spinto cariole e impastato mattoni per le nuove fabbriche della città, le regaste per tener dentro il fiume e la grande chiesa di Fermo e Rustico per tenerci dentro i Francescani, ho fatto il pastore e il contadino, per la maggior parte del tempo il bracciante e il servo di tutti, ora mi sono arruolato nelle Lame Scaligere, ed ho un abito nuovo. Perché faccio il mercenario? …pagano. E poi lo dovevo al Gran Cane, è stato un cane a salvarmi la vita, i preti dicono che è un segno."
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