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Spade d’Italia - esposizione sull’evoluzione della spada in Italia: dagli ossi alle armi sportiveGLI INIZI
RAME E BRONZO Con l’avvento del rame (6.000 - 3.000 a.C.), vennero fabbricate le prime armi ad uso esclusivamente militare. Esse erano realizzate in uno stampo unico, che permetteva facilmente di produrre una forma particolarmente comoda all’utilizzo. Con l’avvento del bronzo (3.000-1.000 a.C.) le armi mantennero forme e dimensioni simili, salvo che quelle etrusche. Questo popolo infatti creò un tipo di spada più corto di 10 cm (50-60 cm), con lama più stretta, leggermente rastremata sul forte, con delle scanalature decorative ed allo scopo di alleggerire la lama, le due antenne sul pomolo servivano per evitare che la spada scivolasse di mano, esattamente come gli anelli che ricoprivano l’impugnatura, il tutto rendeva la spada più leggera e bilanciata, di conseguenza si era più veloci nel ritrarla durante il combattimento. Erano utilizzati entrambi i tipi di colpi (taglio e punta) in quanto la maggior elasticità del bronzo rispetto al rame evitava che un colpo di taglio piegasse la lama. Nel sud Italia, più precisamente nelle colonie della Magna Grecia, venne importata un’arma conosciuta come una delle più devastanti, se ben utilizzata, ovvero la Kopis. Essa era un’arma utilizzata dai greci fin dal VI secolo a.C., e non c’è da stupirsi se la mantennero fino alla conquista della Grecia da parte dei Romani. Essa infatti era un’arma a lama curva (verso l’esterno), con una forma a “mezza-foglia”, con il filo dritto (quello interno alla curva) affilato fino al forte, mentre il filo falso no (vi è un modello simile denominato “Machiara”,
LA CIVITA' ROMANA Con l’espansione romana in Italia e nel mediterraneo, e con la scoperta del ferro nacque una nuova arma: il Gladius. Le ipotesi sull’origine di quest’arma sono discordanti: alcuni sostengono che nasca dall’idea di sovrapporre due Kopis, mentre altri smentiscono quest’ipotesi e sostengono che derivi dal Gladius Hispanicus, anche se personalmente reputo che in realtà equivalgano alla stessa teoria, dato che prima del Gladius Hispanicus in Spagna esisteva la Falcata Iberica, che era una spada pressoché identica in forma e dimensione alla Kopis, di conseguenza non è improbabile che il Gladius Hispanicus derivi dalla sovrapposizioni di due Falcate. Quale che sia l’origine, quest’arma utilizzata dai Romani fin dal III secolo a.C., fu l’arma che dominò il mediterraneo e una buona parte dell’Europa sino al VI secolo d.C.. Vi sono innumerevoli tipi di Gladius, ma tutti avevano delle comuni caratteristiche: erano a lama dritta, a foglia, con fili paralleli, tutti terminavano in una lunga punta, e tutti avevano una lama particolarmente larga, In contrasto con il Gladio Romano, nel nord Italia ancora dominato dai Celti (o Galli), vigeva la spada tipica di questo popolo. Essa era una spada a lama dritta con fili dritti e paralleli, che terminavano improvvisamente con una punta, la lama era incastrata a forza in una fornitura in legno. Una dimostrazione esplicativa delle differenze tra Romani e Barbari viene dall’affermazione di un membro di "Ars Dimicandi" (associazione che studia i combattimenti dei Romani e dei popoli antichi) il quale asserisce che nelle rievocazioni storiche con combattimenti tra Galli e Romani, chi interpreta i Romani non può assolutamente attaccare, può solo difendersi con lo scutum - per ragioni di sicurezza - perché mentre il Barbaro combatteva senza un preciso metodo, e imparava direttamente sul campo, il Romano riceveva un addestramento (e utilizzava una tattica) che nel momento in cui portava un colpo nove volte su dieci uccideva l’avversario. La Spatha, altra arma di origine Romana, entrò in vigore nel VIII sec. a.C. ed era l’arma tipica della sua cavalleria (equites), mentre per la fanteria (ormai prevalentemente composta da Barbari) dal IV secolo d.C., in entrambi i casi venne abbandonata nel VI secolo d.C.. Quest’ arma era a lama dritta, con fili paralleli terminanti in una punta improvvisa, pomolo ed impugnatura erano o un pezzo unico o separati, e fissati allo stesso modo del gladio. Inizialmente le dimensioni erano quelle di un lungo gladio, poiché era in uso nella cavalleria (la quale necessitava essendo più in alto di avere una lama più lunga), ma dal I secoloa.C. vennero adattate a quelle della spada Celtica. Per via della loro lunghezza furono realizzate con vari strati di acciaio con diversa durezza, data dalla differente presenza del carbonio. Un esempio di Spatha lo possiamo vedere nel punto di fuoco della prospettiva del “Giuramento degli Orazi” di J.L. David, vi è però una reinterpretazione di quest’arma (soprattutto nella fornitura).
IL MEDIOEVO Durante la prima parte del Medioevo, le spade non ebbero grandi innovazioni fino all’XI secolo. Il cambio del tipo di guerra ovvero l’abbandono dei manipoli, la nascita della cavalleria come la intendiamo oggi, Le spade diventano importanti anche perché si espande in Europa la tradizione nordico-vichinga della sacralità della spada, ovviamente reinterpretata al modo della nuova religione, divenendo non solo un'arma ma anche un oggetto sacro (idea che verrà abbandonata solo quando si ricominceranno a forgiare armi in serie, mentre in questo periodo ognuno si fa forgiare la propria). Con l'aumentare della protezione fornita dalle armature (con il crollo dell'Impero Romano le armature si ridussero drasticamente, riducendo le componenti di metallo al minimo, o addirittura alla loro totale scomparsa) dal IX al XIII secolo d.C. si tende a prediligere la teoria secondo la quale più è grossa l'arma più risulta utile a danneggiare l'avversario. Il che non è sempre vero, perché l'armatura raramente veniva superata, e il danno (anche con le spade) non era mai un taglio, ma spesso una contusione, che seppur a volte causavano anche la rottura di ossa, ma certo nulla come un taglio netto. Le lame erano realizzate spesso con strati di ferro con diverse proprietà saldati insieme, e in aggiunta venivano inseriti sul piatto della lama dei rinforzi chiamati pennacchi. Le dimensioni variavano a seconda del tipo: una mano (lunga un braccio), una mano e mezza (filo lungo un braccio più 20 cm circa di fornitura) e due mani (da terra fino alla spalla massimo; in Italia, nel resto d’Europa raggiungevano anche l’altezza del portatore). Nel XIII secolo si inizia a comprendere che superare l'armatura è meglio che cercare di causare danno attraverso essa. In questo periodo (XIII-XIV secolo) le spade sono di vario genere, tendenzialmente a lama dritta con due fili paralleli che andavano a restringersi per concludersi con una dolce punta. Questa forma caratteristica aveva lo scopo di penetrare le cotte di maglia (che la punta apriva gli anelli, mentre il taglio no), pertanto si inizia a ragionare per portare colpi di punta, cosa di grande importanza poiché precorre la nascita della striscia. Esse erano lunghe in media sui 120 cm poi variava se era a una mano, due mani o una mano e mezza.
IL RINASCIMENTO Con la nascita delle formazioni di lanzi durante il XV secolo (anche se in realtà è un ritorno delle formazioni della falange macedone, con qualche piccola modifica), l’arte della guerra subisce uno stravolgimento. Le formazioni di lanzi erano nate in territorio svizzero, dove negli spazi tra le gole delle montagne (e senza possibilità di addestrare unità di cavalleria valide) si necessitava di avere una formazione forte, compatta, inaccessibile, ma soprattutto formata da pochi uomini, e con un costo in termini di armamenti molto basso, è così che nascono i Lanzichenecchi. Queste unità vennero utilizzate dagli eserciti mercenari di tutta Europa, e pagati profumatamente per il loro servizio. Il desiderio degli stati europei dell’epoca di avere queste formazioni nei propri eserciti fece in modo che si espandessero in tutta Europa, anche perché avere formazioni di questo tipo in un proprio esercito significava risolvere totalmente il più grande problema che la fanteria aveva all’epoca, ovvero la cavalleria che a causa di questo scomparve totalmente. Ci si rese presto conto però che due unità di lanzi che si fronteggiavano combattevano a lungo e in modo logorante, e per risolvere tale difficoltà si prese, sia nelle unità di lanzi che nelle unità normali, a inserire dei soldati estremamente corazzati armati di uno spadone a due mani (questi in Germania erano conosciuti come “deppelsoder”, i meglio pagati, per il fatto che stavano in prima linea tra una formazione lanzica e l’altra e il loro compito era quello di spezzare a colpi di Lo spadone a due mani in quest’epoca era grande 170-200 cm, la lama era a fili paralleli (in epoca più tarda a “biscia”), in oltre tra il forte e il codolo viene ampliato in modo spropositato il tallone e nel punto di giunzione tra questo e il forte si inseriscono due denti, questo perché a causa dell’immenso peso e squilibrio di quest’arma si necessitava, per risollevarla dopo il colpo, d’impugnarla sulla lama e questi avevano funzione di elsa. L’elsa, spropositata anch’essa, aveva una forma ricurva in avanti per poter permettere al soldato di di bloccare la picca avversaria facendola incastrare tra la lama e l’elsa. Il pomolo aveva una funzione di riequilibrare (anche se molto poco) la lama, giusto per portare il punto di equilibrio 10 cm dopo i denti, in modo tale da avere l’equilibrio di una spada normale quando la si solleva, ma la bilanciatura più avanzata quando si impugnava la spada dall’ impugnatura e conseguentemente fornire più potenza al colpo (ricordiamo che le picche avevano un’asta di legno spessa 4 cm). L’immensa impugnatura serviva a poter maneggiare con più facilità la spada. Tra il XV e il XVII secolo viene utilizzata in Italia un’arma conosciuta come schiavona. Essa nacque come arma della cavalleria Veneziana importata da unità mercenarie al soldo di Venezia, venne poi utilizzata anche dalla fanteria. Questa era una spada a fili paralleli o con i fili tendenti al centro, aveva un equilibrio molto avanzato, utile in particolare per la cavalleria, che nel mentre era rinata sotto una nuova forma. La guardia a gabbia forniva una particolare protezione da parte dei colpi di punta, e di taglio, la cosa nasceva proprio per la cavalleria che i colpi che arrivavano dai fanti evitavano al cavaliere di perdere l’uso della mano.
SPADE DA LATO Per tutto il XVII secolo in Italia la spada da guerra principale fu la squadrona, punto di massima unione tra il colpo di taglio e di punta, essa era caratterizzata da una guardia molto elaborata, costituita da archi e rami. Esattamente come la sua sorella in campo militare (prima le armi da guerra erano utilizzate anche nella difesa personale, con queste due si apre il divario tra armi militari e armi civili)
DAL RITORNO DEGLI ESERCITI DI STATO AD OGGI Già con il Terçio (“Tersio”) la Spagna aveva dato il via alla nascita degli eserciti di Stato, utilizzando reggimenti regolarmente formati messi a disposizione da parte dei nobili. L’obbligo di imporre ad un nobile di mettere a disposizione una quantità di uomini regolarmente armati ed equipaggiati (picchieri o fucilieri, o altro), costrinse questi a cercare di unificare il vestiario e l’equipaggiamento, dando il via alla nascita dell’uniforme militare, e l’adozione di modelli di armi unici da parte degli eserciti di stato. Chi più di tutti lavorò in questo senso fu la Francia di Luigi XIV, il Re Sole, il quale stabilì una comune uniforme per ogni tipologia di reggimento dell’esercito, con un comune colore un’arma standardizzata, ma soprattutto nasce il “regolamento sulle uniformi” che era un regolamento (appunto) con esposto come doveva essere l’uniforme, come ci si comportava, quali erano le armi. Questo perché l’esercito non era più solo uno strumento di guerra, ma era anche il modo, da parte dello Stato, di presentarsi al popolo e nel confronto con gli altri stati. L’arma bianca media di maggior importanza di quest’epoca fu sicuramente la sciabola (si specifica "media" perché fu molto importante anche la baionetta, ma non è considerabile come una “spada”, ma piuttosto nasce come un’arma in asta e solo in un secondo momento come arma corta e/o in asta), essa fu un’arma di derivazione orientale nata durante il XV secolo ma in Europa arrivò solo nel XVII secolo. Grazie a quest’arma la cavalleria tornò in uso sotto forma di corpo leggero, quindi non aveva più funzione di sfondamento, ma faceva attacchi “mordi e fuggi”. La sciabola ha una lama curva a fili paralleli terminanti in una punta (la fanteria adotterà una lama lievemente diversa), il filo dritto aveva un’affilatura su tutto il debole, mentre solo una parte del debole del filo falso era affilato. Le guardie erano differenti: alcune avevano un’elsa con attaccata una guardia che si risalda sulla fine dell’impugnatura che protegge la parte bassa della mano dai colpi di una baionetta (ovviamente un eventuale colpo di punta di una baionetta veniva deviato dal ramo), altre invece avevano una coccia con delle ramificazioni, comunque tutte avevano un ramo che proteggesse le dita. Esse durarono in ambito militare fino alla seconda guerra mondiale durante la quale - con le ultime cariche di cavalleria e le nuovi armi automatiche o semi automatiche - l’arma bianca perse totalmente di valore. Possiamo ricordare ad esempio la carica di cavalleria portata dal Reggimento Italiano Savoia Cavalleria, il quale vinse nettamente senza alcun supporto la battaglia di Izbusenskij (sul fronte russo nel 1942) caricando con 700 effettivi 2500 uomini dell’ esercito Sovietico. Essa rimase in uso nelle alte uniformi o come complemento ancora oggi in tutti i corpi militari. Con le armi da fuoco moderne (in altre parole dalla nascita della canna rigata XIX secolo) le unità di fanteria vennero dotate di armi bianche corte, come i coltelli i quali più che funzione difensiva/offensiva
LE ARMI SPORTIVE Durante il XX secolo in Europa si smise di fare duelli cruenti, e nacque però una sua interpretazione sportiva con: spada, fioretto e sciabola. Esse erano molto simili alla striscia cinquecentesca ma con una coccia anziché una guardia. Inizialmente le lame erano a striscia, poi sono diventate a sezione triangolare e in fine oggi sono a sezione quadrata.
Le lame vennero invece cambiate nella loro struttura interna nella seconda metà del ‘900 poiché durante un torneo una spada si spezzò durante un affondo, la lama però si ruppe creando una punta che trapassò la maschera uccidendo l’atleta. Quindi risolsero inserendo un filo di rame nella lama in modo tale che in caso di rottura si sarebbe rotta dritta evitando rischi per gli atleti. La Scherma Storica dal 2009 è entrata ufficialmente nella FIS (Federazione Italiana Scherma), che riprende fedelmente i combattimenti con armi di epoca tre-quattrocentesca, cinque-seicentesca, e sette-ottocentesca, nelle tre discipline che rispettivamente prendono il nome di: medievale, rinascimentale e classica. Oggi nella scherma della FIS esiste una disciplina diversa per il duello di spada dal 1300 fino al ‘900.
FONTI:
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